Il rischio di Alzheimer può ora essere previsto con un decennio di anticipo

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Il rischio di Alzheimer può ora essere previsto con un decennio di anticipo

I ricercatori della Mayo Clinic hanno sviluppato un nuovo strumento in grado di prevedere la probabilità di sviluppare un lieve deterioramento cognitivo (MCI) o demenza fino a 10 anni prima della comparsa dei sintomi. Questa svolta si basa su marcatori biologici reali – in particolare, livelli di amiloide nel cervello, età, sesso e predisposizione genetica – piuttosto che su congetture. Lo strumento si basa sui dati del Mayo Clinic Study of Aging, un progetto a lungo termine che monitora migliaia di adulti per quasi due decenni.

Perché è importante

Per anni l’Alzheimer è stata una malattia che colpisce apparentemente senza preavviso. Ora, gli scienziati hanno un modo per identificare gli individui ad alto rischio mentre gli interventi potrebbero ancora essere efficaci. Non si tratta di predire il futuro; si tratta di dare alle persone più tempo per agire. Lo studio evidenzia anche l’importanza della ricerca a lungo termine: i partecipanti che hanno abbandonato avevano il doppio delle probabilità di sviluppare demenza, sottolineando quanto sia essenziale un follow-up continuo.

Risultati principali

L’analisi di quasi 5.900 adulti cognitivamente sani ha rivelato tre informazioni chiave:

  1. L’amiloide cerebrale è il predittore più efficace: L’accumulo di proteine amiloidi nel cervello decenni prima che si manifestino i sintomi è l’indicatore più potente del futuro declino cognitivo. Ad esempio, tra i portatori di 75 anni del gene APOE ε4, il rischio di MCI nel corso della vita è passato dal 56% con bassi livelli di amiloide a oltre l’80% con livelli elevati.
  2. Le donne affrontano un rischio maggiore nel corso della vita: Le donne sperimentano costantemente MCI e demenza a tassi più elevati rispetto agli uomini, probabilmente a causa di cambiamenti ormonali, differenze immunitarie e durata di vita più lunga. Ciò suggerisce che le strategie di prevenzione devono essere adattate al panorama di rischio unico del cervello delle donne.
  3. La genetica interagisce con la biologia: il gene APOE ε4 aumenta il rischio, ma il suo effetto è amplificato dai livelli di amiloide. Ciò significa che i geni e la biologia del cervello lavorano insieme molto prima che i sintomi emergano, rendendo la diagnosi precoce ancora più critica.

Cosa puoi fare adesso

Sebbene questo strumento sia ancora uno strumento di ricerca, i risultati rafforzano l’importanza della salute proattiva del cervello:

  • La diagnosi precoce è il futuro: L’obiettivo è identificare il rischio prima che si verifichino cambiamenti nella memoria, guidando potenzialmente l’uso di terapie per ridurre l’amiloide o di interventi intensificati sullo stile di vita.
  • Le abitudini quotidiane contano: Una buona forma cardiorespiratoria, salute metabolica, sonno di qualità, una dieta ricca di nutrienti, impegno sociale e apprendimento continuo sono tutti collegati a un declino cognitivo più lento.
  • La prevenzione personalizzata sta arrivando: L’invecchiamento cerebrale potrebbe presto essere misurabile quanto i livelli di colesterolo, consentendo strategie di prevenzione personalizzate.

Questo studio fornisce una mappa più chiara di chi è a rischio più elevato molto prima che si manifestino i sintomi, offrendo l’opportunità di scelte, terapie e interventi tempestivi.

Il futuro della cura dell’Alzheimer si sta spostando verso l’individuazione e la prevenzione proattive. Questa ricerca non garantisce risultati, ma rafforza la necessità di intraprendere azioni tempestive per proteggere la salute del cervello.