Una nuova ricerca sul cervello aumenta l’eliminazione naturale dell’amiloide, offrendo una potenziale svolta nell’Alzheimer

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Per decenni, la ricerca sull’Alzheimer si è concentrata sulla rimozione delle placche amiloidi, i grumi cerebrali legati al declino cognitivo. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease propone un approccio diverso: rafforzare il sistema di pulizia integrato nel cervello. Questa scoperta potrebbe portare a trattamenti più sicuri e più convenienti rispetto alle terapie attuali, che spesso si basano su costose infusioni di anticorpi.

La difesa naturale del cervello: la neprilisina

Il cervello non è passivamente vittima dell’accumulo di amiloide. Produce un enzima chiamato neprilisina che scompone la beta amiloide prima che si accumuli. Il problema? I livelli di neprilisina diminuiscono con l’età e precipitano ulteriormente nei pazienti con Alzheimer, lasciando il cervello vulnerabile nel momento in cui ha più bisogno di aiuto. I ricercatori hanno ora individuato due recettori, SST1 e SST4, che regolano la produzione di neprilisina nell’ippocampo, la regione del cervello vitale per la memoria.

Come ha funzionato lo studio

I ricercatori hanno utilizzato topi geneticamente modificati e cellule coltivate in laboratorio per mappare questo sistema di recettori. I risultati principali includono:

  • I topi privi di SST1 e SST4 hanno mostrato livelli di neprilisina drasticamente ridotti e un aumento dell’accumulo di beta amiloide.
  • Il deterioramento della memoria era misurabile in questi topi.
  • Il trattamento di topi simili al morbo di Alzheimer con un composto per attivare SST1 e SST4 ha ripristinato i livelli di neprilisina, ridotto la beta amiloide e migliorato il comportamento, il tutto senza effetti collaterali significativi.

Questo approccio differisce dai trattamenti attuali, che si concentrano sull’eliminazione dell’amiloide dopo che si è formata. Invece, questa strategia mira a potenziare le difese naturali del cervello.

Perché è importante

Lo studio identifica bersagli farmacologici già ben compresi in farmacologia, accelerandone potenzialmente lo sviluppo. Invece di introdurre anticorpi estranei, gli scienziati stanno studiando piccole molecole in grado di stimolare SST1 e SST4, migliorando la produzione di neprilisina e riducendo l’accumulo di placca dall’interno. Sebbene sia ancora in fase iniziale, la ricerca sposta l’attenzione dalla gestione dei sintomi al ripristino dei meccanismi protettivi naturali del cervello.

Guardando al futuro

La sperimentazione umana è ancora lontana anni, ma questa scoperta offre un percorso promettente per il trattamento dell’Alzheimer. Nel frattempo, gli interventi comprovati sullo stile di vita rimangono cruciali per ridurre il rischio di demenza: l’esercizio fisico regolare, la salute metabolica, la qualità del sonno, l’impegno sociale e la stimolazione cognitiva svolgono tutti un ruolo vitale nella salute del cervello.

Questa ricerca rappresenta un passo significativo verso la comprensione della regolazione dell’amiloide nel cervello, offrendo una nuova strategia che potrebbe accelerare lo sviluppo futuro del trattamento.